Foto monastero

Lectio
della
Domenica

 

 

 

 

19 Agosto 2018

 

 

 

 

20 Domenica Tempo Ordinario

 

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)

 

In quel tempo, Gesù disse alla folla: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

 

 

Mangiare per vivere

 

In questa XX domenica del tempo ordinario, condividiamo con voi la riflessione sul Vangelo di oggi di dom Andrè Louf, monaco trappista: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”, è l’obiezione  degli uditori di Gesù, ed è del tutto plausibile. Basta infatti osservare attentamente qualcuno che sta mangiando per scoprire lo strano e violento  rapporto che si instaura tra lui e il cibo: avidità, aggressività, possessività, bisogno di incorporare in sé. E, molto più in profondità, dietro tutto questo, c’è il desiderio di sopravvivere, l’ossessione di esistere ed esistere sempre di più, l’orrore della morte e del nulla.
Gesù vuole instaurare con noi un legame altrettanto profondo e vitale di quello esistente fra il pane e colui che lo consuma, ma in un modo totalmente diverso. Egli stesso, dice, è il pane che il Padre dona al mondo, non un pane ordinario, come quello che gli uomini si guadagnano ogni giorno con il loro lavoro, né come quello che i nostri padri mangiarono nel deserto del Sinai, ma invano perché morirono. Egli stesso è l’unico vero pane, l’unica vera bevanda: la sua carne donata e il suo sangue versato sono per la salvezza del mondo. E il legame che queste realtà instaurano con colui che le consuma è anch’esso incomparabile, di tipo nuovo e particolare.
Assumere questo cibo non è infatti soltanto introdurre Gesù in noi stessi, ma anche essere introdotti in Lui: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.”, è dimorare l’uno nell’altro, in una presenza che è reciproca. Se io risiedo presso un amico, lui non risiede da me e se lui risiede da me, io non risiedo da lui. L’intimità eucaristica invece supera quella dell’amico che accoglie l’amico. Ha sempre qualcosa di nuziale. Ricorda le nozze, perché solo la sposa e lo sposo sono l’uno a casa dell’altro, così come Gesù è a casa sua in noi e noi siamo, se mangiamo di quel pane, a casa nostra in Lui.
Ma questo è solo l’inizio perché non vi è semplicemente accoglienza e non vi sono solo lo sposo e la sposa. Nel pane che Gesù offre ci è anche donata la sorgente del nostro essere, il seno paterno dal quale scaturiamo incessantemente: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.”. Queste parole di Gesù sono insondabili, ci portano non solo sulla soglia, ma al cuore della Trinità perché è proprio lì che veniamo rigenerati, è lì che rinasciamo continuamente da Dio…
Dinanzi ad un mistero del genere, il nostro mistero, possiamo soltanto fare silenzio e rendere grazie, con enorme riconoscenza, perché la vita stessa di Gesù è già presente nel nostro corpo mortale. Noi viviamo già una vita che è eterna, a tal punto che un giorno sarà essa a illuminare di luce radiosa il nostro corpo quando arriverà alla morte e lo trascinerà lontano, fin presso Dio: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno”… La vita di Dio scorrerà nei nostri corpi e vi sarà definitivamente presente; e noi saremo definitivamente presso di lui. Come dice il libro dell’Apocalisse, insieme ceneremo: “Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”.

 

Scarica qui la lectio completa in formato pdf

PDF