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Lectio
della
Domenica

 

 

29 Novembre 2020

 

 

 

1 Domenica di Avvento B

 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33 -37)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!".

 

 

Vigilate...

 

Si apre davanti a noi un nuovo anno liturgico nel quale saremo accompagnati dal Vangelo secondo Marco.
Alcuni studi ci dicono che Marco ha scritto il suo vangelo ascoltando i racconti di Pietro ed è quindi bello pensare che quest’anno saremo guidati a conoscere Gesù con gli occhi di Pietro! Quegli occhi che lo hanno osservato nei tre anni vissuti insieme; quegli occhi che hanno pianto dopo averlo rinnegato, che lo hanno riconosciuto risorto sulla riva del lago …
La parola chiave che ci viene donata in questa prima domenica di Avvento e “VIGILATE” che in cinque versetti è ripetuta quattro volte!
Siamo alla fine del discorso escatologico e, subito dopo il nostro testo, entreremo nel racconto della passione e morte di Gesù. Tra pochissimi versetti saremo con Gesù al Getsemani dove Lui chiederà a Pietro, Giacomo e Giovanni di non lasciarlo solo, ma di restargli vicino e di vegliare, ma loro per tre volte si addormenteranno “perché i loro occhi si erano appesantiti” (Mc 14,40).
Proviamo allora ad entrare nel nostro brano che ad una prima lettura veloce e superficiale ci può sembrare un po’ greve, quasi minaccioso riguardo ad un futuro dal quale difenderci.
Va prima di tutto ricordato che l’escatologia, cioè la riflessione sulle cose ultime, “non è un viaggio nel futuro del mondo e dell’uomo, come se si trattasse di una parola sulla fine. In realtà l’escatologia si presenta come sapienza di vita, insegnamento per superare i momenti difficili, quelli di passaggio e di crisi che quotidianamente si presentano alla nostra porta” (M. Grilli).
Il passo evangelico quindi non mira ad alcuna rivelazione apocalittica su eventi futuri, ma offre parole di esortazione e di conforto per il tempo presente.
Il “tempo che viene” diventa quello che determina pienamente il presente e gli da la sua tensione, la sua speranza, il suo fine e quindi il suo senso.
Vegliare è creare lo spazio perché quel che attendiamo avvenga; è predisporsi di fronte ad un dono e agire in funzione di un compimento sicuro, di una speranza certa.
Ad ognuno di noi è stato affidato un compito, una vocazione che, prima di tutto, è la vocazione all’amore: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15,12); e: “Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Ma questa chiamata universale all’amore, a vivere nell’amore e per amore, prende per ciascuno di noi una sfumatura diversa. In questa particolare parola rivolta al nostro cuore ci è chiesta fedeltà perché è proprio questa fedeltà che tiene vivo in noi il legame con il Cristo Risorto fino a quando ritornerà nella sua gloria.
Non dobbiamo lasciarci sfuggire il Kairòs, il momento favorevole, decisivo. Dobbiamo saper attendere, osservare e discernere. Chi veglia ha occhi grandi e penetranti che sanno scrutare nella notte e nei crepacci della storia, cogliendo i segni del Signore che viene. (cfr M. Grilli).
Vivere l’attesa ci chiede di sostare in una assenza, alimentando il desiderio di Colui che attendiamo.
Nella prima lettura del profeta Isaia, troviamo la preghiera del popolo, intrisa di dolore e di passione, che chiede a Dio, riconosciuto come Padre, di ritornare. Anche in un momento di grande dolore (forse ci troviamo nel tempo dell’esilio), il popolo riconosce Dio come un Padre che salva.
Isaia mette in bocca agli oranti questa supplica: “Ritorna per amore dei tuoi servi” (Is 63,17).
Gli israeliti non chiedono a Dio di tornare a lui, ma chiedono che sia Dio stesso a tornare a loro! Il ritorno di Dio è l’unica possibilità di salvezza. E la lettura finisce così come è iniziata: “Signore, tu sei nostro Padre” (63,16 e 64,7) e noi siamo creta nelle tue mani”.
L’uomo si riconosce fragile, è argilla, polvere (adam) e solo riconoscendo il suo limite sa che, malgrado le cadute e le colpe, Dio rimane Padre e che mai smetterà di prendersi cura delle sue creature.
Ogni anno la Chiesa ci pone dentro la stessa speranza del popolo d’Israele: l’Avvento è attesa che qualcosa avvenga, è attesa che Qualcuno venga!
Vegliare, allora, è maturare, in ogni giorno della nostra vita, la capacità amante che ci fa pronti all’amore che viene. “Tutto si faccia tra voi nella carità” dice San Paolo nella prima lettera ai Corinti (1 Cor 16,14). Questa capacità matura rispondendo alla vita con l’amore. Tutto va fatto nell’amore, per amore e per rimanere nell’Amore. Non dobbiamo vivere per essere efficienti, per arrivare a fare tutto, ma per rimanere nell’amore. Ciò che facciamo non lo facciamo per dovere, per urgenza, per giustizia, ma per amore. E allora potremo anche non riuscire a stare accanto all’altro nel modo giusto, a servire bene, ma l’importante sarà aver amato nel fare ogni cosa, anche la più piccola.
Vegliare è riconoscere e scegliere l’amore dentro la forma entro il quale si manifesta: forma di uomo, forma di servo ….
Al portiere il padrone della casa lascia il compito di vegliare: “E ha ordinato al portiere di vegliare” (Mc 13,34). Da lui è custodita la vita di coloro che sono dentro la casa. Se il portinaio veglia, nella casa entra solo chi è riconosciuto e resta fuori il nemico. Il portinaio ci insegna a riconoscere il Signore e a custodire la sua Parola dentro la nostra casa, dentro il nostro cuore.
Allora il Bambino che nascerà troverà un cuore caldo che lo attende, un cuore, che avendo vissuto nell’amore, sarà in grado di riconoscerLo come il Figlio di Dio, il Messia atteso da tutte le genti. Eppure sarà solo un neonato ……!
L’opera di Dio si rende manifesta agli occhi semplici e limpidi; a quegli occhi che hanno saputo riconoscere nella feriale quotidianità Dio che si manifesta nei piccoli e nei poveri.
E chiederanno: “Quando Signore ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere, nudo  e ti abbiamo vestito, carcerato e siamo venuti a visitarti?
E Gesù dirà loro: “Ogni volta che avete fatto una di queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me” (Mt 25,31-46).

 

 

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