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Lectio
della
Domenica

 

 

 

 

 

18 Agosto 2019

 

 

20 Domenica Tempo Ordinario

 

 

 

 

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-57)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”.

 

 

Il Vangelo che separa

 

Siamo davanti ad una Parola tanto radicale che siamo chiamati ad accogliere. La nostra vita è una grande confusione, tiepida, una grande ambiguità e arriva un parametro per la nostra vita; Gesù è venuto a portare un fuoco sulla terra. Il fuoco, se da un parte distrugge, dall’altra crea cose nuove.
C’è un fuoco che viene gettato sulla nostra vita.
C’è un desiderio ardente di Gesù di fare un battesimo, una immersione, una croce da accogliere e che nel buio del mondo sarà una luce, un fuoco. C’è un male, una violenza che su di lui si abbatterà, ma lui in questo brillerà.
Gesù però non è venuto a portare pace, ma una spada di divisione. Essere introdotti nella vita dei figli di Dio rompe con qualche cosa, essere discepoli porta con sé una inquietudine. Nella vita spirituale l’inquietudine non è per nulla assente e proprio l’inquietudine è il segno dell’azione dello Spirito che ci vuole distogliere dal male. A volte è stata proprio l’inquietudine a condurci all’incontro con Cristo. L’inquietudine non è da guardare subito con sospetto perché ci può essere una situazione infelice, ma c’è anche una inquietudine gravida di vita. Gesù è venuto a portarci una inquietudine. La venuta di Gesù, il suo messaggio si scontra con tutto ciò che è nemico di Dio e obbliga gli uomini a pronunciarsi pro o contro. Il Vangelo non può essere soggetto a compromessi, o strumentalizzato ed è la nostra propria pace che deve essere persa per servirlo.
 Il cristiano non può andare d’accordo, e non può scegliere come via per sé, con chi si oppone alla custodia della vita, con chi non ha una morale, con chi mette il proprio benessere prima del fratello, con chi non rispetta la dignità dell’uomo, con chi sceglie la discriminazione e la chiusura: non ci può andare bene tutto, pur di stare in pace, una finta pace. Essere cristiano chiede di porsi contro un certo stile di vita, chiede uno schierarsi.
Siamo chiamati a portare su di noi una divisione perché Cristo è un segno di contraddizione, una spada che trafigge l’anima che chiede di fare chiarezza dentro di noi. Siamo chiamati ad entrare nella nostra propria contraddizione e sappiamo che saremo in travaglio che è dolore, ma anche parto, in una libertà sempre più grande con la mentalità del mondo.
Ogni giorno, nelle nostre piccole scelte siamo chiamati a vivere tante piccole divisioni dal male, dalle tenebre senza preoccuparci di andare d’accordo con tutti, di essere piacevoli a tutti, ma di non essere veri, custodendo però sempre la speranza che ogni uomo in Cristo può trovare la salvezza, il senso vero della vita in questo fuoco che si può rifiutare, ma non si può non vedere. Tutto questo in un Vangelo che non divide, ma separa.

 

 

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