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Parola della Domenica

 

20 Giugno 2021 - 12 Domenica del Tempo Ordinario /B

 

 

Dal Vangelo secondo Marco (4,35-42)

 

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: "Passiamo all'altra riva". E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?". Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?". E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?".

 

 

L'Assente presente

 

“In quel medesimo giorno” in cui Gesù “aveva annunciato la Parola alle folle attraverso le parabole, spiegandole in privato ai suoi discepoli” (cfr. Mc 4,33-34), eccolo prolungare la conversazione in disparte con loro, invitandoli a seguirlo sulla riva opposta del mare di Galilea, in pieno territorio pagano: “passiamo all’altra riva!”.
È curioso che Gesù, “venuta la sera” non rimandi i suoi a casa, a riposarsi, ma, prendendo l’iniziativa, li faccia prendere posto con Lui sulle barche per una traversata notturna del lago.
L’invito di Gesù “passiamo all’altra riva!” somiglia all’“andiamocene altrove!” (Mc 1,38) che Lui stesso aveva rivolto ai suoi all’inizio del suo ministero, perché “altri villaggi” potessero conoscere Lui e la sua Parola. Di là dal mare, infatti, Gesù potrà spargere il seme della sua Parola in territorio pagano perché anche lì possa cercare accoglienza nel cuore dell’uomo (cfr. parabola del seminatore, Mc 4,1-9). Ma il passaggio all’altra riva, là dove c’è l’“altro”, implica un attraversamento del mare, un vero e proprio esodo dalla posizione in cui siamo verso un “altrove” che non conosciamo.
Gesù non teme di compiere diversi attraversamenti del lago (Marco nel riporta tre: Mc 4,35-41; 6,45-52; 8,14-21): Egli è la Parola che, attraversando i cieli, raggiunge l’altro che è l’uomo, ogni uomo.

In questo episodio, la barca è sicuramente un elemento importante.
Gesù era già “salito su una barca” all’inizio del discorso in parabole per rivolgere da qui la sua Parola alle folle (cfr. Mc 4,1), per cui all’inizio dell’episodio odierno Egli è già sulla barca. Ma Marco, aggiunge dei piccoli dettagli che occorre cogliere per comprendere qualcosa di più di questa attraversata. Marco infatti dice: “lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui”. Se Gesù era già su una barca, perché sottolineare che i discepoli “lo presero con sé sulla barca”? Sarebbe forse stato più corretto dire che Gesù “li prese con sé sulla barca”! E poi perché aggiungere “così com’era”? E ancora: perché sottolineare che “c’erano anche altre barche con lui”? Marco, sempre così sobrio nel suo linguaggio narrativo, sembra aver collocato qui dei particolari inutili! Ma non è così!
Ora Gesù chiama i suoi a lasciare il luogo dove si trovano, la prospettiva dalla quale guardano le cose, per andare in un “luogo altro”, sull’altra riva.
Gesù li fa imbarcare con Lui. Infatti Marco sottolinea che “lo presero con sé sulla barca, così com’era”. Gesù è con i suoi su una barca precisa (la barca”), mentre “c’erano altre barche con Lui”, particolare apparentemente superfluo, ma che Marco riporta perché c’è una grande differenza fra l’essere sulla stessa barca di Gesù e l’essere su altre barche.
Inoltre su quella barca, i discepoli lo “prendono così com’era”. Sì, sulla barca c’è Gesù così com’è, e non come vorremmo che fosse. E questo è importante saperlo all’inizio del viaggio.
Gesù è sulla barca, ma è presente “così com’è”, nella sua apparente impotenza (“dormiva”) e non con la forza che vorremmo che avesse in certi momenti tempestosi della vita.
La “barca” è stata interpretata dai padri della Chiesa come la “Chiesa”, quella comunità di uomini che, nella attraversata della vita, è imbarcata con Gesù. “Essere sulla stessa barca” è divenuto infatti quel modo di dire che esprime il condividere il medesimo destino.
Ora, mentre sono in viaggio verso l’altra riva, “ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena”. Sembra quasi che questa tempesta improvvisa, tanto violenta da mettere in pericolo la barca, faccia parte “naturale” dell’attraversata.
Ed effettivamente, il viaggio della vita, il viaggio verso l’altra riva che è il fratello, conosce molte tempeste. Nessun attraversamento ne è esente.
Come affrontare queste tempeste che ci colgono sulla barca della vita?
“Fuori” dalla barca ci sono vento e onde minacciosi, mentre “dentro” Gesù “se ne sta a poppa, sul cuscino, e dorme”. Contrasto fortissimo fra la violenza degli elementi naturali e la pace del sonno di Gesù. Gesù si trova “a poppa, sul cuscino”, nel luogo dove si trova il timone per governare la barca. Ma invece di guidarla attraverso la tempesta, il Timoniere dorme.
Quante volte, in passaggi tempestosi della storia, sembra che Dio dorma!
L’uomo che prega conosce bene questa situazione: “Svégliati! Perché dormi, Signore?” (Sal 44,24). Il fatto che Dio non intervenga subito quando viviamo situazioni che mettono in pericolo la nostra vita, mette in dubbio il suo amore per noi. I discepoli di Gesù infatti gridano “non ti importa che siamo perduti?”. Noi siamo in un pericolo mortale e tu non ti curi di noi? Dove sei quando siamo nella notte e attraversiamo la tempesta e abbiamo bisogno di essere salvati? Non ti preoccupi forse dell’uomo che ami?
Sì, nella barca sbattuta dal vento e dalle onde, Gesù dorme. La Sua presenza è percepita come un’assenza. Il suo sonno come disinteresse.
Ma il sonno di Gesù somiglia molto a quello dell’uomo della parabola di domenica scorsa che si affida alla crescita misteriosa del seme: “dorma o vegli”, il seme cresce da sé.
Gesù dorme, affidato alle mani del Padre, nella certezza che il Suo amore non lo abbandonerà alla morte.
Così come si abbandonerà al “sonno” della morte nell’ora in cui la tempesta degli eventi lo condurrà alla croce; e il Padre non interverrà per evitargli la morte. Sì, arriverà il tempo in cui Gesù stesso vivrà una situazione similare a quella dei discepoli sulla barca sbattuta dal vento e dalle onde. Anche Lui eleverà una preghiera piena di angoscia al Padre che sembrerà “dormire” nell’ora estrema del Figlio: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Ma queste parole sono l’ultima invocazione di Colui al quale Gesù avrà rivolto un’altra preghiera, in un’ora altrettanto oscura e tempestosa: “Padre, non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36).
Nella notte, quando l’angoscia per un pericolo mortale assale Gesù, il Figlio si affida al Padre.
Questa è la via per scorgere presente, nel momento del pericolo, Colui che percepiamo assente.
Per questo, a tempesta sedata, Gesù chiederà ai discepoli: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. La paura che assale i discepoli viene dalla mancanza di fede.
Nel momento della tempesta, quando il vento è contrario e le onde sommergono la barca della nostra storia, solo la fede ci può custodire dalla paura, ci può donare la certa speranza che “l’aiuto viene dal Signore, non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode d'Israele” (Sal 121,2-4).
È presente Colui che percepiamo “dormire”. “Non dorme” l’amore del Custode delle nostre vite.
La mancanza di fede (e la paura che ne consegue) viene forse dal fatto che i discepoli ancora non sanno chi sia Gesù: “si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”.
È necessario attraversare molte tempeste per crescere nella conoscenza di Gesù e nella fede, quella del Figlio che si affida al Padre.
È necessario compiere ogni attraversata della vita continuando a rivolgere a Gesù “che dorme” il nostro grido, per maturare la sua fede nel Padre: “Padre, nelle tue mani consegno la mia vita” (cfr. Lc 23, 46).

E noi stiamo lentamente “imparando” questa fede…

 

 

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