La forma di vita delle sorelle povere
è vivere il Vangelo

Vivere il Vangelo
come Forma della vita

 


E dopo che il Signore mi donò dei frati,
nessuno mi mostrava
che cosa dovessi fare;

ma lo stesso Altissimo
mi rivelò che dovevo vivere

secondo la forma del santo Vangelo.
Ed io con poche parole e semplicemente
lo feci scrivere,

e il signor Papa me lo confermò.

(Testamento di San Francesco,16-18 : FF 116)

 


Vivere il vangelo come forma della vita.
Una vita che giorno dopo giorno
assume la forma del Vangelo,
si fa cioè formare, plasmare da esso.
Non da parole spirituali
o dal buon senso
o dall’esperienza anche santa di qualcuno,
ma dal Vangelo.
Come discepoli attorno al maestro,
disposti all’ascolto ogni giorno,
disposti a muoversi ovunque vada quella Parola,
una fraternità che cresce e si dispone nella sua struttura
perché il Vangelo abiti in mezzo ad essa,

prenda dimora in mezzo a noi.



Il nostro Ordine ha avuto origine

dall’ispirazione suggerita dal Signore al beato Francesco di Assisi,
di vivere nella Chiesa secondo la forma del santo Vangelo.
La Santa Madre Chiara,
pianticella del medesimo padre Francesco,
resa partecipe di questa vocazione, ce la trasmise (CC.GG. art.1).

 

 

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Diventare Vangelo
per mezzo della contemplazione

 


Colloca i tuoi occhi
davanti allo specchio dell’eternità,

colloca la tua anima
nello splendore della gloria (cfr Eb 1,3),

colloca il tuo cuore
in Colui che è figura
della divina sostanza,

e trasformati interamente,
per mezzo della contemplazione,

nella immagine della divinità di Lui (cfr 2Cor 3,18).

(S. Chiara di Assisi, Lettera III
a S. Agnese di Praga,12-13 : FF 2888)

 


La via per diventare Vangelo è la contemplazione.
Contemplare è una parola che deriva da due parole latine:
cum-templum, con il tempio.
Non è guardare al tempio,
ma esser con il tempio,
entrare nel tempio
e vedere tutte le cose
e conoscerne la realtà
e la verità,
a partire da esso.
E la loro realtà e verità
è essere amate.
Il contemplativo non vede Dio propriamente,
ma vede, a partire da Dio, tutte le cose.
L’orizzonte diviene per sempre
quello che si rivela a partire dal tempio,
dal luogo dove è Dio,
ed è quindi, necessariamente, un orizzonte di salvezza
e di speranza per tutti.



…alla Sua immagine siamo chiamati a diventare conformi (cfr. CC.GG. art. 2).

 

 

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Il Vangelo è Cristo

 

 

Il Figlio di Dio si è fatto nostra via (cfr Gv 14,6);
e questa, con la parola
e con l’esempio
(cfr 1Tm 4,12),

ci indicò e insegnò il beato
padre nostro Francesco,

vero amante
e imitatore di lui.

(Santa Chiara di Assisi, Testamento,5: FF 2824)



Il Vangelo è una persona, non un libro,
non semplicemente delle parole scritte.
È una persona con la quale entrare in relazione,
costruire la storia che diventa essa stessa luogo della rivelazione.
Una persona che si fa nostra Via,
che è il Dio che cammina con noi,
cioè luogo nella quale siamo raggiunti
dalla conoscenza del Padre
e dalla salvezza che ci è data,
luogo nel quale scopriamo la chiamata a essere suoi,
a essere fratelli.


Non si tratta quindi di ricordare delle parole,
ma di essere cambiati da un incontro,
di misurarci con una presenza,
di ascoltare una voce,

di condividere vita, scelte e destino di un Altro.
 



Il Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo

nella quale  la Regola affonda le radici,
è il lieto annunzio del mistero della salvezza,
la rivelazione di Dio trino e uno,
nel mistero di Cristo Verbo incarnato,
alla cui immagine
siamo chiamati a diventare conformi (CC.GG. art. 2).

 

 

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Tutta la Scrittura parla di Cristo

 

 

Le fragranti parole del mio Signore,
(Francesco di Assisi, Lettera a tutti i fedeli, 2 : FF 180)

voce del Figlio di Dio,

(Francesco di Assisi, Lettera al capitolo generale,6 : FF 216)

e Madonna Chiara molto se dilettava de udire la parola de Dio.
(Processo di Canonizzazione di S. Chiara X,8 : FF 3076)

 


Tutta la Scrittura,
dell’Antico e del Nuovo Testamento è Cristo,
fino al punto che, secondo san Girolamo,
ignorare le Scritture è ignorare Cristo.
La Sacra Scrittura è il mezzo attraverso il quale
cresciamo nella conoscenza di Dio
e dell’opera di redenzione compiuta nel Figlio,
è la Parola della nostra preghiera,
la forma della nostra azione.


È una parola da conoscere e da accogliere,
a cui dare la nostra carne
nello spirito di chi si affida incondizionatamente ad essa,
Via, Verità e Vita.


È una parola compresa perché creduta,
divenuta carne perché a lei ci si è affidati.

Come Maria.



Di Lui, principio e fondamento di tutta l’opera creatrice e redentrice,

rende testimonianza lo Spirito nelle Scritture,
sia dell’Antico come del Nuovo Testamento.
L’intera forma della nostra vita
è ordinata a vivere il Santo Vangelo,
nello spirito della beatitudine della Vergine Maria
e di tutti i credenti (CC.GG. art.2).

 

 

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La perfezione del Santo Vangelo

 

 

Il beato padre Francesco poi,
considerando che noi non temevamo
nessuna povertà, fatica, tribolazione,

umiliazione e disprezzo del mondo,
che anzi l’avevamo in conto di grande delizia,
mosso da paterno affetto, scrisse per noi
la forma di vita in questo modo:

«Poiché per divina ispirazione
vi siete fatte figlie e ancelle

dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste,
e vi siete sposate allo Spirito Santo,
scegliendo di vivere
secondo la perfezione del santo Vangelo,

voglio e prometto,
da parte mia e dei miei frati,

di avere sempre di voi, come di loro,
attenta cura e sollecitudine speciale»
.

(Santa Chiara di Assisi,
Regola di S. Chiara VI,3 : FF 2788)


 

Francesco scrive queste poche parole
descrivendo la vita di Chiara e delle sue sorelle,
così come pensa quella di Maria.
Nell’Antifona alla beata Maria Vergine nell’Ufficio della Passione

egli vede Maria in relazione con le tre persone della Trinità:

 


Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te,

nata nel mondo, fra le donne,
figlia e ancella dell’altissimo Re, il Padre celeste,
madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo,
sposa dello Spirito Santo…

(S. Francesco di Assisi, Antifona alla Beata Vergine Maria : FF 281)

 


Sono le stesse relazioni che Francesco vede vivere in Chiara,
un’altra Maria
figlia e ancella del Padre,
sposa dello Spirito
e sostituisce alla madre del santissimo bambino,
la vita secondo la perfezione del santo Vangelo.
Se la Forma di vita delle Sorelle Povere è il Vangelo,
è anche vero che essa stessa ci forma come Vangelo,
cioè,
dal Vangelo è generata,
ma essa stessa genera il Vangelo in coloro che la vivono.
Essa fa di noi un memoriale di Cristo,
nella carne della nostra storia,

un segno vero e reale della sua presenza.
 



La vita secondo la perfezione del Santo Vangelo

è per Francesco e Chiara la persona stessa di Gesù Cristo,
che ci ha chiamato
e ci ha dato il mandato di vivere in sua memoria (CC.GG. art. 3)
.

 

 

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La perfezione del Vangelo, Cristo povero e crocifisso

 

 

Il beato padre Francesco poi,
considerando che noi non temevamo
nessuna povertà, fatica, tribolazione,

umiliazione e disprezzo del mondo,
che anzi l’avevamo in conto di grande delizia,
mosso da paterno affetto, scrisse per noi
la forma di vita in questo modo:

«Poiché per divina ispirazione
vi siete fatte figlie e ancelle

dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste,
e vi siete sposate allo Spirito Santo,
scegliendo di vivere
secondo la perfezione del santo Vangelo,

voglio e prometto,
da parte mia e dei miei frati,

di avere sempre di voi, come di loro,
attenta cura e sollecitudine speciale»
.

(Santa Chiara di Assisi,
Regola di S. Chiara VI,3 : FF 2788)

 

Vedi che Egli per te
si è fatto oggetto di disprezzo,

e segui il suo esempio rendendoti,
per amor suo,

spregevole in questo mondo.
Mira, o nobilissima regina, lo Sposo tuo,
il più bello tra i figli degli uomini
(Sal 44,3),

divenuto per la tua salvezza
il più vile degli uomini,

disprezzato, percosso e in tutto il corpo
ripetutamente flagellato
(cfr. Mt 19,20; 27,26),

e morente perfino tra i più struggenti
dolori sulla croce.

Medita e contempla e brama di imitarlo.
Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai (cfr. Rm 8,17; 2Tm 2,12);
se con Lui piangerai, con Lui godrai;
se in compagnia di Lui morirai (2Tm 2,11) sulla croce della tribolazione,
possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei santi (Sal 109,3),
e il tuo nome sarà scritto nel Libro della vita (Fil 4,3; Ap 14,22)
e diverrà famoso tra gli uomini.

(Santa Chiara di Assisi, Seconda Lettera a S. Agnese da Praga 19-22 : FF 2879)

 


La perfezione del Vangelo è l’Amore
che si è fatto conoscere nella croce del Figlio.
Lì possiamo comprendere l’Amore con cui siamo amati,
lì siamo giudicati dall’Amore che non abbiamo,
lì noi che eravamo perduti,
siamo stati ritrovati.


La croce è la misura dell’amore
E del Vangelo.
La misura e il fondamento della nostra forma di vita,
per cui è vivere quella povertà, nella nudità del Povero,
vivere quella obbedienza, nella consegna del Figlio

vivere quella castità, nell’appartenenza dell’Abbandonato.

 


Egli che ha spogliato se stesso

fattosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce,
passato da questo mondo al Padre
ci ha donato la pienezza dello Spirito
e ci presenterà alla fine dei tempi come Regno al Padre suo,
affinchè Dio sia tutto in tutti (CC.GG. 3,1).

 

 

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In santa unità e altissima povertà

 


A colei che è
la metà dell’anima sua

e santuario
di un singolare
e cordialissimo amore,

all’illustre regina,
sposa dell’Agnello
e Re eterno,

a Donna Agnese,
madre sua carissima

e figlia tra le altre
la più amata,
Chiara, serva indegna di Cristo ed ancella inutile (Cfr. Lc 17,40)
delle serve del Signore dimoranti nel monastero di San Damiano in Assisi,
invia il suo saluto e l’augurio di poter sciogliere un cantico nuovo,
in compagnia delle altre santissime vergini,
davanti al trono di Dio e dell’Agnello
e di accompagnare l’Agnello ovunque vada (Ap 14,3-4).

(Santa Chiara di Assisi, Quarta Lettera a S. Agnese da Praga,1-3 : FF 2899)

 


Questa esperienza del Cristo fa di noi delle pellegrine,
come un piccolo gregge contento di Dio solo,
in cammino ogni giorno,
per divenire ciò che è chiamato ad essere.
Ci fa sorelle e povere
dove la povertà altissima, quella del Figlio di Dio,
rende possibile la santa unità ed è da essa custodita.
Si è sorelle perché ci si riconosce povere,
sorelle lì dove abbiamo bisogno di Lui e di chi ci è accanto.


Una fraternità che non nasce dal mettere insieme i doni di ciascuno,
ma la piccolezza e la povertà di ognuna,
una creaturalità che si è consegnata a Dio,
che si è lasciata trovare e salvare
e diventa quindi luogo della condivisione di ogni perdono,
dell’annullamento di ogni lontananza.


La santa unità è la forma del Vangelo,
cioè il Vangelo è compreso e realizzato essendo sorelle,
vivendo la ricerca del noi,
dell’unico cuore e della unica anima…

Una cum sororibus suis (Chiara di Assisi, RegSCh 1,4: FF 2750)

 


Questa esperienza di Gesù Cristo che vive in noi come speranza della gloria,

ed è la fondamentale e somma perfezione evangelica,
si realizza per noi che passiamo per il mondo come pellegrini e forestieri,
in una forma di santa unità e altissima povertà,
per la quale seguendo le orme dello stesso Cristo e della sua santissima madre,
scegliamo di vivere corporalmente rinchiuse,
e servire Dio in povertà somma (CC.GG. 3,2).

 

 

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